di Francesco Giannini
...non dirò nulla di fantascientifico: solo una buona trascrizione di una mattina di lavoro (mio) al PC, mentre tra le varie pagine aperte, oltre a quelle di lavoro, c'è anche Facebook. E tra le varie cose, pubblico e twitto e "linkedino" i post di ControStile. E qui inizia il bello...
Dice: "Sei sempre su FB? Che bello avere niente da fare, fare l'imprenditore, guadagnare e poter fare quello che si vuole.", ed io: "Sai, io unisco gli svantaggi di un lavoro incerto come il mio al vantaggio di fare quello che cazzo voglio, quindi anche avere una pagina FB sempre aperta.".
Tace, così mi permetto di aggiungere: "E tu, che sei un dipendente privato del cazzo, con busta paga, e che sei pagato per lavorare e non per rompere i coglioni su FB, che ci fai qui? Proprio tu, che voti pure SEL o praticamente il vecchio PCI, che dici che il lavoro va rispettato, poi fai il coglione qui anziché lavorare?".
E quello dice (...ed io lo sapevo che doveva andarsi a cercare le normative prima di rispondere): "Ho diritto secondo lo statuto dei lavoratori ad una pausa ogni 50 minuti.", e ovviamente non puoi non rispondere dicendo: "Intanto, pubblichi e commenti ogni 5 minuti. E poi, brutto scansafatiche affossatore dell'Italia con diritto di voto per i coglioni come te, la pausa i tuoi antenati l'hanno lavorata e protestata ed ottenuta per farti riposare gli occhi dallo schermo, e non per rompere il cazzo con i tuoi link su Berlusconi.".
Signore e signori: quanto sopra descrive l'anatomia di un parassita. Nulla di personale contro i partiti citati (...o forse si? Vabbè, tanto è personale, questo non è un pezzo di cronaca, e quindi posso dirlo!), ma è un dovere denunciare certe persone, che rendono difficili i bilanci delle aziende con il loro cattivo lavoro.
Ricordate questo: ogni vostro collega che lavora male, rende instabile anche il vostro posto di lavoro.
martedì 21 maggio 2013
Omaggio a Ray Manzarek
a cura della redazione
Difficilmente ci dedichiamo agli elogi funebri... ma questo è uno di quelli che conta. Ha aperto più "porte" lui, di molti politici e uomini di potere. Dedichiamo un momento di ricordo a Ray Manzarek, il tastierista dei Doors.
Insieme a Krieger, Densmore e Morrison, Manzarek ha creato e dato vita alla musica che per anni, e oggi ancora, influenza e direziona il pensiero di intere folle di giovani e non solo. Ha saputo unire la bellezza della classicità all'evoluzione, e per questo, anche chi di note non ci capisce nulla, crea estasi in chi ascolta.
Se è vero che il mondo ci influenza, essere influenzati dalla musica di Manzarek è qualcosa di bellissimo. Omaggiamo e rendiamo merito a questo straordinario uomo e musicista. La famiglia di Manzarek ha chiesto di devolvere le eventuali donazioni all'associazione standup2cancer.org.
Difficilmente ci dedichiamo agli elogi funebri... ma questo è uno di quelli che conta. Ha aperto più "porte" lui, di molti politici e uomini di potere. Dedichiamo un momento di ricordo a Ray Manzarek, il tastierista dei Doors.
Insieme a Krieger, Densmore e Morrison, Manzarek ha creato e dato vita alla musica che per anni, e oggi ancora, influenza e direziona il pensiero di intere folle di giovani e non solo. Ha saputo unire la bellezza della classicità all'evoluzione, e per questo, anche chi di note non ci capisce nulla, crea estasi in chi ascolta.
Se è vero che il mondo ci influenza, essere influenzati dalla musica di Manzarek è qualcosa di bellissimo. Omaggiamo e rendiamo merito a questo straordinario uomo e musicista. La famiglia di Manzarek ha chiesto di devolvere le eventuali donazioni all'associazione standup2cancer.org.
Fare l'idraulico a New York
a cura della redazione
Bloomberg, sindaco della Grande Mela, incontra gli studenti e dice: "Ragazzi fate gli idraulici, vi conviene di più!", ed aggiunge: "Per lo studente medio, diventare un idraulico potrebbe essere una soluzione migliore che frequentare Harvard!"
Dopo di ciò, snocciola un po' di numeri e posa la riflessione sul fatto che: "Un idraulico comincia la sua carriera con meno debiti e un salario più alto di chi è appena uscito dall'università. Uno studente spende molto denaro durante il periodo di studi, senza guadagnare un soldo."
Ovvio, Bloomberg non considera gli esseri umani che studiano e lavorano per mantenersi agli studi: per lui è normale "farsi pagare" l'università, come difatti ha fatto per le sue due figlie, entrambe graduate in prestigiosissimi (e costosissimi) college USA. Forse, di quanto detto, Bloomberg azzecca solo una grande verità: "...c'è anche un altro vantaggio a perseguire una carriera di idraulico: il lavoro non sarà mai rimpiazzato da un computer, perché è difficile automatizzare quel mestiere."
Viene fuori una riflessione: pensare a mestieri che possono essere supportati dal PC e dalla tecnologia, ma mai rimpiazzati.
Bloomberg, sindaco della Grande Mela, incontra gli studenti e dice: "Ragazzi fate gli idraulici, vi conviene di più!", ed aggiunge: "Per lo studente medio, diventare un idraulico potrebbe essere una soluzione migliore che frequentare Harvard!"
Dopo di ciò, snocciola un po' di numeri e posa la riflessione sul fatto che: "Un idraulico comincia la sua carriera con meno debiti e un salario più alto di chi è appena uscito dall'università. Uno studente spende molto denaro durante il periodo di studi, senza guadagnare un soldo."
Ovvio, Bloomberg non considera gli esseri umani che studiano e lavorano per mantenersi agli studi: per lui è normale "farsi pagare" l'università, come difatti ha fatto per le sue due figlie, entrambe graduate in prestigiosissimi (e costosissimi) college USA. Forse, di quanto detto, Bloomberg azzecca solo una grande verità: "...c'è anche un altro vantaggio a perseguire una carriera di idraulico: il lavoro non sarà mai rimpiazzato da un computer, perché è difficile automatizzare quel mestiere."
Viene fuori una riflessione: pensare a mestieri che possono essere supportati dal PC e dalla tecnologia, ma mai rimpiazzati.
venerdì 17 maggio 2013
Il potere del ballo con Jovanotti
a cura della redazione
L’hardest working man in show business corre lungo il corridoio del Palaolimpico, a Torino. Fa una battuta (divertente, in romanesco), sbuffa, suda, scompare veloce dietro l’angolo.
Difficile riconoscere nel tipo in maglietta e pantaloncini la stessa persona che mezz’ora prima agonizzava disteso sul divano con il becco dell’aerosol a coprirgli naso e bocca. Tra pochi minuti, finito il riscaldamento, salirà sul palco, dopo essersi bevuto una birra pugliese, aver indossato giacca e pantaloni e dopo aver coinvolto la band in uno "scambio di energie" (definizione di Saturnino) sui ritmi martellanti di Skrillex: tutti ballano, qualcuno riprende. Il momento euforizzante finirà su Twitter e rimarrà a lungo tra i trending topic del giorno dopo.
La sera seguente a quella in cui ammazzarono Martin Luther King, James Brown aveva in programma un concerto a Boston. Il sindaco voleva cancellarlo, ma l’hardest working man in show business non ci pensò neppure un attimo: il concerto si fece, venne trasmesso in diretta tv, e Boston fu l’unica grande città americana in cui quella notte le strade non si incendiarono di rabbia. Torino 2012 non è Boston 1968, è ovvio, ma la questione rimane sempre valida, per chiunque si occupi di musica, o semplicemente la ami: dov’era la rivoluzione quella sera, dov’era il cambiamento? Nelle strade delle cento e più città in cui scoppiò la rivolta o al Boston Garden, dove il Padrino del Soul gridava forte l’orgoglio di essere nero?
"Lo so qual è il mio impegno più grande - dice Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti - inseguire la canzone pop perfetta, perché perfetta può essere solo la canzone perfettamente pop. È questo ciò che mi è dato, ed è quello che ho sempre cercato di fare in questi 25 anni. Anche se a volte ho pensato che la musica non servisse a cambiare il mondo è sempre stata la musica il mio modo di cambiare il mondo. Il potere non lo cerco, non m’interessa. Anzi, sì, uno solo, sempre solo quello: voglio il potere di far ballare la gente".
Sono venticinque anni che Lorenzo fa ballare l’Italia. Chi se lo ricorda Walking, uscito nel 1987, primo segno musicale d’esistenza dell’entità chiamata Jovanotti? Qualcuno sì, e moltissimi ricordano Gimme Five, tormentone tardo-Eighties che dominò la scena pop italiana l’anno seguente. Ma nessuno di loro avrebbe mai potuto immaginare che oggi, nell’anno di grazia 2013, ancora lui, ancora il vecchio Jovanotti, sarebbe stato ancora uno degli avvenimenti più interessanti della scena pop italiana.
Backup 1987-2012 è una strana festa di compleanno, un po’ swing, un po’ electro-pop, un po’ dance, un po’ rock, in cui si celebra una storia che tutti conoscono, almeno in parte, per questa o per quell’altra ragione.
Noi tutti lo conosciamo bene, Growing Up In Public è la sua specialità: ora sappiamo che sta vivendo un periodo di lavoro in America, sappiamo anche che gli inediti di "Backup" sono solo la punta di un iceberg di creatività che pare non avere alcuna intenzione di sciogliersi al sole. E sappiamo che lo vedremo, anche lui devoto a San Siro, negli stadi il prossimo giugno.
Come solo i Beastie Boys, in 25 anni è stato capace di passare dal cazzeggio adolescenziale alle collaborazioni trasversali, giungendo a testi di una profondità molto abilmente nascosta, includendo il più possibile di ogni esperienza e ogni incontro. Ed è per questo che la chiavetta USB con tutto – ma proprio tutto – ciò che Lorenzo è stato capace di fare in questi 25 anni è il gadget dell’anno, il gadget definitivo: una vita in pochi centimetri quadrati, in otto giga di memoria, in qualche ora di musica, un Jovanotti portatile da tenere sempre a portata di mano.
Da non perdere quindi il concerto a Bari, Stadio delle Vittorie, l'11 giugno 2013. Il concerto di Jovanotti allo Stadio San Siro del prossimo 19 giugno, annunciato in prevendita il 18 ottobre, ha avuto un’accoglienza da parte del pubblico davvero straordinaria. Ad oggi sono stati venduti oltre 30.000 biglietti e alcuni settori dello stadio, tra cui il prato, sono già esauriti. L’andamento della prevendita fa ipotizzare un totale sold out a breve, con molti mesi di anticipo rispetto alla data del concerto. (info: www.bookingshow.com).
Inoltre, da non perdere la line up di apertura di ogni concerto. Ci saranno i più grandi DJ italiani e la musica di:
Il concerto di Bari sarà aperto da "Tre Allegri Ragazzi Morti". Jovanotti commenta: "Ce l’abbiamo fatta ad avere quelli che speravo. Sono molto contento e ringrazio tutti per aver accettato il mio invito, è un regalo per me e per il mio pubblico, che si godrà il meglio della musica italiana di oggi oltre a grandi Djs internazionali."
L’hardest working man in show business corre lungo il corridoio del Palaolimpico, a Torino. Fa una battuta (divertente, in romanesco), sbuffa, suda, scompare veloce dietro l’angolo.
Difficile riconoscere nel tipo in maglietta e pantaloncini la stessa persona che mezz’ora prima agonizzava disteso sul divano con il becco dell’aerosol a coprirgli naso e bocca. Tra pochi minuti, finito il riscaldamento, salirà sul palco, dopo essersi bevuto una birra pugliese, aver indossato giacca e pantaloni e dopo aver coinvolto la band in uno "scambio di energie" (definizione di Saturnino) sui ritmi martellanti di Skrillex: tutti ballano, qualcuno riprende. Il momento euforizzante finirà su Twitter e rimarrà a lungo tra i trending topic del giorno dopo.
La sera seguente a quella in cui ammazzarono Martin Luther King, James Brown aveva in programma un concerto a Boston. Il sindaco voleva cancellarlo, ma l’hardest working man in show business non ci pensò neppure un attimo: il concerto si fece, venne trasmesso in diretta tv, e Boston fu l’unica grande città americana in cui quella notte le strade non si incendiarono di rabbia. Torino 2012 non è Boston 1968, è ovvio, ma la questione rimane sempre valida, per chiunque si occupi di musica, o semplicemente la ami: dov’era la rivoluzione quella sera, dov’era il cambiamento? Nelle strade delle cento e più città in cui scoppiò la rivolta o al Boston Garden, dove il Padrino del Soul gridava forte l’orgoglio di essere nero?
"Lo so qual è il mio impegno più grande - dice Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti - inseguire la canzone pop perfetta, perché perfetta può essere solo la canzone perfettamente pop. È questo ciò che mi è dato, ed è quello che ho sempre cercato di fare in questi 25 anni. Anche se a volte ho pensato che la musica non servisse a cambiare il mondo è sempre stata la musica il mio modo di cambiare il mondo. Il potere non lo cerco, non m’interessa. Anzi, sì, uno solo, sempre solo quello: voglio il potere di far ballare la gente".
Sono venticinque anni che Lorenzo fa ballare l’Italia. Chi se lo ricorda Walking, uscito nel 1987, primo segno musicale d’esistenza dell’entità chiamata Jovanotti? Qualcuno sì, e moltissimi ricordano Gimme Five, tormentone tardo-Eighties che dominò la scena pop italiana l’anno seguente. Ma nessuno di loro avrebbe mai potuto immaginare che oggi, nell’anno di grazia 2013, ancora lui, ancora il vecchio Jovanotti, sarebbe stato ancora uno degli avvenimenti più interessanti della scena pop italiana.
Backup 1987-2012 è una strana festa di compleanno, un po’ swing, un po’ electro-pop, un po’ dance, un po’ rock, in cui si celebra una storia che tutti conoscono, almeno in parte, per questa o per quell’altra ragione.
Noi tutti lo conosciamo bene, Growing Up In Public è la sua specialità: ora sappiamo che sta vivendo un periodo di lavoro in America, sappiamo anche che gli inediti di "Backup" sono solo la punta di un iceberg di creatività che pare non avere alcuna intenzione di sciogliersi al sole. E sappiamo che lo vedremo, anche lui devoto a San Siro, negli stadi il prossimo giugno.
Come solo i Beastie Boys, in 25 anni è stato capace di passare dal cazzeggio adolescenziale alle collaborazioni trasversali, giungendo a testi di una profondità molto abilmente nascosta, includendo il più possibile di ogni esperienza e ogni incontro. Ed è per questo che la chiavetta USB con tutto – ma proprio tutto – ciò che Lorenzo è stato capace di fare in questi 25 anni è il gadget dell’anno, il gadget definitivo: una vita in pochi centimetri quadrati, in otto giga di memoria, in qualche ora di musica, un Jovanotti portatile da tenere sempre a portata di mano.
Da non perdere quindi il concerto a Bari, Stadio delle Vittorie, l'11 giugno 2013. Il concerto di Jovanotti allo Stadio San Siro del prossimo 19 giugno, annunciato in prevendita il 18 ottobre, ha avuto un’accoglienza da parte del pubblico davvero straordinaria. Ad oggi sono stati venduti oltre 30.000 biglietti e alcuni settori dello stadio, tra cui il prato, sono già esauriti. L’andamento della prevendita fa ipotizzare un totale sold out a breve, con molti mesi di anticipo rispetto alla data del concerto. (info: www.bookingshow.com).
Inoltre, da non perdere la line up di apertura di ogni concerto. Ci saranno i più grandi DJ italiani e la musica di:
- Tre Allegri Ragazzi Morti
- Il Cile
- Clementino
Il concerto di Bari sarà aperto da "Tre Allegri Ragazzi Morti". Jovanotti commenta: "Ce l’abbiamo fatta ad avere quelli che speravo. Sono molto contento e ringrazio tutti per aver accettato il mio invito, è un regalo per me e per il mio pubblico, che si godrà il meglio della musica italiana di oggi oltre a grandi Djs internazionali."
giovedì 16 maggio 2013
L'era del giaguaro bianco
di Francesco Giannini
Presidente, l'Italia ha fame. Gli italiani hanno fame. Delle arringhe in TV di Ilda Boccassini, non hanno interesse. Berlusconi ha una certa età: non potrà vivere a lungo. Nemmeno lei, caro Presidente. E nemmeno i giovani italiani vivranno a lungo, se non ci si muove.
Presidente: l'Italia ha fame. Forse la soluzione non è così difficile... pare ovvio che i dinosauri sono estinti, come è ovvio che il ricambio generazionale sia uno stato normale delle cose: la soluzione è una ed una sola, cioè andare via.
Basta Bersani et similia: si rende conto di quanto tempo ci ha fatto perdere lo smacchiatore di giaguari? Basta, basta davvero. Anche Berlusconi non ha più forza: lasciatelo stare, lasciatelo andare in TV, e mettetegli contro qualcuno che anziché parlare male di lui, pensi all'Italia.
Presidente: l'Italia ha fame, e la soluzione è l'unica via percorribile. Deve dimettersi. Deve andare via. Punto, senza altro da dire. Andare via, e fregarsene del dopo. Dopo di lei, ci sarà altro, perché il mondo si trasforma, ma non si ferma. Via lei, via tutti. Ha scelto Letta come capo del Governo, e Letta è già finito in convento. Prima di andare via, io chiederei al caro Letta solo una cosa: ridurre ridurre ridurre istantaneamente tutti gli oneri parlamentari, anche a livello locale. In Puglia un consigliere regionale percepisce 15.000 euro mensili, e mi paiono troppi. Ne bastano 3 o 4. Fatelo subito, adesso: è un gesto, non è la soluzione, ma è l'inizio.
Presidente: sbatta fuori gente come Vendola, che ha devastato la sanità pugliese, magari in accordo con Berlusconi. Mentre Berlusconi si "faceva" Ruby, Vendola si "faceva" Rubo! Ed al di là di uno squallido gioco di parole a sfondo volgare e sessuale, è la verità.
Presidente: basta! Quando non si è in grado di fare qualcosa, basta dirlo. Così ci ricorderemo di lei per quel che di buono ha fatto. Ci ricorderemo in lei così come nella foto sopra, che - mi perdoni l'ironia - è la più recente che sia in giro.
La soluzione si chiama pensione, e per molta gente come lei, non sarà un problema riscuoterla.
Presidente, l'Italia ha fame. Gli italiani hanno fame. Delle arringhe in TV di Ilda Boccassini, non hanno interesse. Berlusconi ha una certa età: non potrà vivere a lungo. Nemmeno lei, caro Presidente. E nemmeno i giovani italiani vivranno a lungo, se non ci si muove.
Presidente: l'Italia ha fame. Forse la soluzione non è così difficile... pare ovvio che i dinosauri sono estinti, come è ovvio che il ricambio generazionale sia uno stato normale delle cose: la soluzione è una ed una sola, cioè andare via.
Basta Bersani et similia: si rende conto di quanto tempo ci ha fatto perdere lo smacchiatore di giaguari? Basta, basta davvero. Anche Berlusconi non ha più forza: lasciatelo stare, lasciatelo andare in TV, e mettetegli contro qualcuno che anziché parlare male di lui, pensi all'Italia.
Presidente: l'Italia ha fame, e la soluzione è l'unica via percorribile. Deve dimettersi. Deve andare via. Punto, senza altro da dire. Andare via, e fregarsene del dopo. Dopo di lei, ci sarà altro, perché il mondo si trasforma, ma non si ferma. Via lei, via tutti. Ha scelto Letta come capo del Governo, e Letta è già finito in convento. Prima di andare via, io chiederei al caro Letta solo una cosa: ridurre ridurre ridurre istantaneamente tutti gli oneri parlamentari, anche a livello locale. In Puglia un consigliere regionale percepisce 15.000 euro mensili, e mi paiono troppi. Ne bastano 3 o 4. Fatelo subito, adesso: è un gesto, non è la soluzione, ma è l'inizio.
Presidente: sbatta fuori gente come Vendola, che ha devastato la sanità pugliese, magari in accordo con Berlusconi. Mentre Berlusconi si "faceva" Ruby, Vendola si "faceva" Rubo! Ed al di là di uno squallido gioco di parole a sfondo volgare e sessuale, è la verità.
Presidente: basta! Quando non si è in grado di fare qualcosa, basta dirlo. Così ci ricorderemo di lei per quel che di buono ha fatto. Ci ricorderemo in lei così come nella foto sopra, che - mi perdoni l'ironia - è la più recente che sia in giro.
La soluzione si chiama pensione, e per molta gente come lei, non sarà un problema riscuoterla.
mercoledì 15 maggio 2013
L'importanza vera delle cose
a cura della redazione
Una partita tra bimbi. L'arbitro e l'allenatore di una delle due squadre discutono animatamente, fermando il gioco. Un bimbo, con l'innocenza e la determinazione che solo un bimbo può avere, li divide, in un atteggiamento che raggela.
Una foto contemporanea, che viene dalla Spagna, ma potrebbe non avere età, nazionalità, e potrebbe significare tanto per tutti. Senza nulla altro da aggiungere.
Una partita tra bimbi. L'arbitro e l'allenatore di una delle due squadre discutono animatamente, fermando il gioco. Un bimbo, con l'innocenza e la determinazione che solo un bimbo può avere, li divide, in un atteggiamento che raggela.
Una foto contemporanea, che viene dalla Spagna, ma potrebbe non avere età, nazionalità, e potrebbe significare tanto per tutti. Senza nulla altro da aggiungere.
lunedì 13 maggio 2013
La differenza tra soluzione e tentativi di soluzione
di Francesco Giannini
Questo editoriale potrà sembrare strano, ma forse vale la pena leggerlo. C'è ancora chi va a piedi. E questo non vuol assolutamente dire "non andare", anzi: significa andare con molta attenzione. Di recente, in un libro, il giornalista Fabrizio Ardito ha raccolto un itinerario, a piedi ovviamente, compiuto in prima persona: non una storia, ma una verità. Un po' ricorda il lungo percorso del Cammino di Santiago, reso celebre e tornato in auge grazie a Paulo Coelho, nell'omonimo romanzo.
Tra le affermazioni del libro, difatti non ne mancano di quelle che si àncorano a Coelho, tipo "viaggiando a piedi fai i conti con te stesso, con chi incontri e con la tua solitudine, e andare camminando ti pulisce e ti rigenera velocemente.", e se le affermazioni combaciano, forse dobbiamo pensare che si tratti di una verità condivisa.
Nel 2013 viviamo in un ambiente (globale) che ha velocità diverse: noi, residenti in Italia, in Europa, non siamo più il motore del pianeta. La nostra Italia non è più il giardino del mondo: oggi la ricchezza la si vive in estremo oriente o a Dubai & Co., mentre il senso di "apertura" ci viene da Sudafrica, Brasile, Russia, India. Oggi noi in Europa siamo ormai il "vecchio continente", per davvero. Nulla di nuovo, e calo calzante: le statistiche dicono (cazzate) che la disoccupazione in Italia sta per sfiorare il 12%. Mi pare una statistica ottimista, davvero troppo: a non lavorare, qui in Italia, non sono 12 persone su 100, ma almeno 30 su 100. La statistica ovviamente non tiene conto di chi non ci prova nemmeno più a lavorare, a fare qualcosa per sbarcare il lunario. E non manca un altro appunto: se si considera "occupato" un individuo che incassa 400 euro al mese per lavorare 40 ore a settimana, allora c'è davvero di che allarmarsi.
E allora, andiamo a piedi. Camminando si osservano le cose con calma, si può riflettere, si può tornare a toccare l'origine di un problema, e non più solo provare il fastidio veloce di sentire il problema in se stessi. Camminare significa aprirsi al mondo ed agli altri. Camminare significa decifrare quello che ci è intorno. Dobbiamo imparare tutti (io per primo) a leggere quanto abbiamo intorno, perché finché non leggeremo, saremo ignoranti, ed ogni nostra azione sarà solo un tentativo di soluzione, ma non la soluzione. Forse la azzeccheremo, e penseremo di essere intelligenti, ma sarà stato solo un lancio fortunato ai dadi.
Un tempo, gli antichi misuravano le distanze in passi, noi oggi ragioniamo in kilometri. Non ho nulla contro il sistema metrico decimale, ma l'obiettivo per me oggi è fare ogni giorno un passo avanti. Non mi interessa di quanti centimetri possa essere: voglio fare un passo avanti. Il "mio" passo avanti. Senza statistiche, senza forzature, senza costrizioni o suggestioni.
Questo strano editoriale ha un senso: il senso di ricordare ad ognuno di noi, dipendente o imprenditore, disoccupato o manager, che la nostra vita professionale è parte della nostra vita, e non costola della stessa. Il senso è quello di ricordarci che non siamo statistiche, ma persone, che anziché stare immobili avanti a numeri e tendenze, devono camminare. Aprendosi agli altri, ed a se stessi. E nel cammino, leggere, studiare, provare, tentare.
Basta poco... anche solo parcheggiare l'auto un po' più lontano del solito, per andare in ufficio.
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